D’Alema, Vendola, il Pd e quello strano caso di Trani (e non è un omonimo)

La splendida frase da cui partire per capire il senso di questa piccola e surreale storia democratica la trovate nascosta in uno dei passaggi della lunga intervista concessa ieri da Massimo D’Alema a Dario Di Vico sul Corriere della Sera. “E’ bene che alle primarie i dirigenti nazionali si facciano gli affari loro e lascino sempre libera scelta ai cittadini”.
6 AGO 20
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La splendida frase da cui partire per capire il senso di questa piccola e surreale storia democratica la trovate nascosta in uno dei passaggi della lunga intervista concessa ieri da Massimo D’Alema a Dario Di Vico sul Corriere della Sera. “E’ bene che alle primarie i dirigenti nazionali si facciano gli affari loro e lascino sempre libera scelta ai cittadini”. Evidentemente, D’Alema, nella sua garbata invettiva, si riferiva al modo un po’ maldestro con cui alcuni dirigenti del Pd hanno gestito il pasticciaccio brutto delle primarie palermitane: D’Alema, dall’alto della sua esperienza internazionale, sa che un buon partito, per essere tale, non può perdere tempo a ficcare il naso nelle piccole beghe locali, e per questo, ogni volta che ne ha l’occasione, l’ex premier, con coraggio, ricorda ai suoi colleghi di lasciare fare e non interferire con le libere scelte dei cittadini. Per questo, dunque, non volendo dubitare della coerenza del presidente del Copasir, è evidente che a Massimo D’Alema deve essere sfuggito quanto Massimo D’Alema ha combinato in una città di una regione in cui l’ex presidente del Consiglio si dice che conti ancora molto: la Puglia. La città in questione – città negli ultimi tempi divenuta assai nota per via dell’incontenibile dinamismo di una delle procure più famose d’Italia – si chiama Trani, e per quanto la storia sia legata, naturalmente, alle singole dinamiche territoriali a suo modo la battaglia che si sta combattendo all’interno del centrosinistra in vista delle comunali della prossima primavera vale la pena di essere raccontata.